Informativa

Sappiamo bene che il perdono è una delle cose più difficili per gli esseri umani, perché va a contrastare con l’amor proprio. Il perdono può farti sembrare debole e fragile, ma occorre distinguere il vero perdono dal “passar sopra”. Passare sopra alle cose è quasi come metterle sotto il tappeto. Possiamo “andare avanti” fino dieci volte, ma prima o poi arriveremo al punto di dire “Basta”. In quel momento tutto quello che abbiamo tenuto dentro, verrà fuori in maniera più forte ed ancora più difficile da smaltire. Quante volte diciamo “Ci sono passato sopra talmente tante volte che, adesso proprio basta, non ce la faccio!”. Ecco, il perdono non è questo. Perdonare vuol dire cancellare, lavare, purificare. Facciamo conto che il nostro cuore sia un bicchiere di vetro. Se utilizziamo il bicchiere, anche solo per bere l’acqua, e poi lo riponiamo senza lavarlo, col tempo si formano “delle croste” al suo interno, tanto da renderlo quasi inutilizzabile. Ma se ogni volta che utilizziamo il bicchiere lo laviamo e lo asciughiamo bene, anche dopo vent’anni sarà utilizzabile. Così è il perdono. Perdonare è lavare il cuore, ripartire, rendendolo pronto a vivere di nuovo. Passare sopra alle cose, significa non affrontarle, non comprenderle fino in fondo per capire davvero che cosa ci ha fatto del male. Il perdono, invece, è un processo, un cammino. Per arrivare a perdonare, occorre capire cosa ci ha feriti, cosa ci è stato detto che ci ha fatto male, che cosa ha fatto veramente chi ci ha fatto male e poi trovare un modo per parlarne con quella persona che ci ha ferito. Perdonare impegna, ecco perché è così difficile. Il Vangelo oggi inizia proprio così: “Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonare?” (Matteo 18, 21-35). Questo sottolinea che il cammino del perdono lo devo fare io in prima persona. Dobbiamo capire che questo è ciò che Dio fa nei nostri confronti. Quante volte commettiamo delle colpe verso le persone senza rendercene conto? Magari pretendendo anche di aver ragione? In quelle occasioni il Padre Celeste ci guarda e ci perdona. Ecco perché chiede anche a noi di fare altrettanto. Molto spesso diciamo: “Ma io cosa faccio di male? Sono una persona perbene, faccio le mie cose, non do fastidio a nessuno”. Ma quante cose belle potevamo fare e non abbiamo fatto? Quante volte ci siamo girati dall’altra parte? Non sono forse questi atteggiamenti, un’offesa all’umanità ed ai nostri fratelli? Quante volte abbiamo omesso le cose che potevamo fare ed invece abbiamo deciso di non farle? Sono queste le offese che il Padre nostro Celeste ci perdona. Quindi che nessuno mai dica “Non faccio niente di male, sono una brava persona”. Lo siamo tutti noi. Tuttavia, se ci fermassimo almeno una volta a pensare a quante cose, nella giornata, potremmo fare ed invece non facciamo, o per scelta o per omissione, ci renderemmo conto che abbiamo davvero “un debito di diecimila talenti”, perché sono almeno 10.000 le volte che il Padre ci perdona. Cosa sono quindi, a confronto di queste, le 100 volte che noi dobbiamo perdonare gli latri? Guardiamoci bene dentro. Confrontiamoci con il nostro orgoglio per scoprire la bontà di Dio; perché ogni giorno che viviamo è un’altra possibilità che ci è stata data per vivere bene e vivere pienamente. Sfruttiamo questo tempo che dobbiamo restare in casa per farci un profondo esame di coscienza, affinchè possiamo sfruttare ogni occasione che ci verrà data per perdonare i nostri fratelli e sorelle.

Immagine: Francesca Messeri