Fa’ che alimentiamo Signore, l’olio delle nostre lampade.

Rendiamo grazie per i doni ricevuti e per le persone che abbiamo intorno a noi. Abbiamo sempre bisogno gli uni degli altri. Siamo stati affidati gli uni agli altri. Qualcuno mi ha affidato agli altri. Riconoscere che questo qualcuno è Dio, significa mettere al centro delle nostre relazioni Dio stesso. Questo è il primo passo per la sapienza. Essa è come una donna in attesa che si dona a coloro che ne saranno degni. Essere degno significa essere disposto, essere preparato, essere in grado di riconoscerla ed accoglierla. “La sapienza è splendida e non sfiorisce, facilmente si lascia vedere da coloro che la amano e si lascia trovare da quelli che la cercano”. Saper vivere, saper stare nel mondo ed utilizzare al meglio la vita che ci è stata donata è, nel quotidiano, la sapienza stessa. Crescere nella sapienza ed accoglierla dipende da noi, dalla nostra capacità di riconoscerne la fonte: la presenza di Dio in mezzo a noi. La sapienza è l’espressione della presenza di Dio nella nostra vita e la si identifica dai suoi frutti. E’ concreta. Il saggio si riconosce mediante le sue azioni e le sue parole ed è sempre attento alla propria relazione con Dio. La sapienza, come la fede, si alimenta, ha bisogno dell’olio per mantenere accesa la luce della propria lampada. Le donne sagge, infatti, si sono preparate ad affrontare l’attesa dello sposo. “Speriamo bene e prepariamoci al peggio (o al meglio)” dice un vecchio modo di dire. Dio oggi ci chiede di aprirci, di prepararci, di formarci, di allenarci costantemente. Se vogliamo essere generosi dobbiamo allenarci alla generosità, non è un comportamento che viene in automatico. Dobbiamo ragionarci ed impegnarci. Ecco perché la sapienza non sfiorisce: essa è frutto di un desiderio, di un ragionamento, di un allenamento costante. La nostra fede è quindi concreta se la viviamo ragionandoci, scegliendola e desiderandola tutti i giorni. E’ vero, la vita è un dono, ma è un dono da coltivare per renderla davvero piena, buona e santa.

Immagine: Francesca Messeri