Informativa

Nella prima lettura di oggi vediamo gli Israeliti che si rivoltano contro Mosè e contro Dio, nonostante il miracolo della manna e della carne. Quello che ci colpisce della ribellione del popolo è il suo atteggiamento “senza memoria”. Perché chi ha dato il cibo dovrebbe far mancare l’acqua? Ecco, paragonando il comportamento degli Israeliti con quello della samaritana, notiamo che essa si è lasciata guidare da Gesù, il popolo no. La donna ha ascoltato le parole di Cristo e si è lasciata trasformare, intravedendo nella propria storia la presenza e l’agire di Dio. Ecco quello che i nostri antenati ci hanno trasmesso e che spesso oggi rischiamo di dimenticare (senza memoria): la fiducia nella Provvidenza che vede e provvede ad ogni necessità. Questa terza domenica di quaresima ci invita a tornare alle fondamenta della nostra fede: la presenza e la partecipazione di Dio nella storia di ciascuno di noi. Se impareremo a dialogare, comunicare, conversare e conoscere Dio, riusciremo ad accorgerci della trasformazione che Egli opera nella nostra vita. Altro spunto di riflessione è la domanda che la donna pone a Gesù: “I nostri padri hanno adorato su questo monte, voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo dove bisogna adorare “. La domanda verte sulla rilevanza del luogo: dove poter rendere culto a Dio? La risposta di Gesù, è proprio quella che vale per noi oggi, in questo momento di quarantena ed isolamento. Egli dice: “I veri adoratori di Dio, lo adorano in Spirito e Verità”. La chiesa è importantissima ed indispensabile perché luogo consacrato, ma lo è ancora di più lo spirito con il quale si adora Dio. E’ la persona umana che conta e che rende rilevante ed efficace il luogo. La chiesa è consacrata perché è il posto dove abbiamo la certezza dell’incontro con Dio, dove possiamo sfruttare la forza dei mezzi (sacramenti) che ci uniscono a Lui. Tuttavia, se manca l’atteggiamento dell’apertura dello spirito verso Dio, allora i sacramenti possono fare ben poco, perché davanti alla mia chiusura, Dio è impotente. Questa è la bellezza della libertà che Dio ci ha concesso: affinchè il nostro rapporto con Lui possa essere libero, bello, buono ed efficace, noi ne siamo i protagonisti. L’unico modo in cui possiamo godere pienamente della vitalità dell’acqua che Cristo ci dà, è riconoscere il suo agire nella nostra vita, solo così ci dà gioia, ci riempie l’anima e ci permette di vivere a pieno i segni sacramentali della sua presenza in mezzo a noi. Sfruttiamo questo tempo che abbiamo per curare lo spirito e rivalutare il nostro atteggiamento. Tutto quello che ora ci manca, è occasione per distinguere l’utile dall’inutile, l’essenziale dal superfluo, facendo in modo che, quando finirà questo deserto, la nostra vita sia una vita nuova: più buona, più piena e più santa. Non molliamo. Andiamo avanti, certi che la Provvidenza divina non ci farà mai mancare nulla che sia necessario.

Immagine: Francesca Messeri